Irrintzi

Saturday, 1 December, 2012
2xLP
9 tracks
Wallace Records, Phonometak Labs, Long Song Records, Santeria, Brigadisco, Paintvox

XABIER IRIONDO - Irrintzi by xabier iriondo

Reviews

Indieforbunnies Gianlica Ciucci
Incredibile ma vero, “Irrintzi” è il primo album solista di Xabier Iriondo. Il re Mida dell’underground italiano, musicista dalla discografia sterminata quasi quanto il proprio talento lucido e visionario, aveva sempre legato il proprio nome a sigle più o meno partecipate e messo mano a decine di lavori altrui. Oggi, dopo aver rivitalizzato gli Afterhours ha deciso di esporsi personalmente e ricevere i meritati applausi. Eccoci dunque all’ascolto del canto di gioia e rivoluzione (irrintzi è infatti il grido di gioia della popolazione basca ma pure il nome scelto da una falange armata del movimento indipendentista di quei luoghi meravigliosi e spietati) di un grande artista, che esce soltanto in doppio vinile grazie allo sforzo di ben sei etichette che vale la pena elencare: Brigadisco, Long Song Records, Paintvox, Phonometak, Santeria e Wallace Records. Questo perché un lavoro come “Irrintzi” va oltre la musica, pure ottima, che contiene raggiungendo lo status di opera d’arte artigianale, oggetto da custodire con orgoglio; summa di una carriera formata da rielaborazioni di brani di Motorhead, Battisti, Currà e Lennon da una parte e pezzi sperimentali dall’altra a mostrarci entrambe le facce della luna dell’ispirazione di Iriondo. Un esercito di amici illustri partecipa a questo viaggio: membri di Afterhours (ispiratissimo Agnelli su “Cold Turkey” di Lennon) e OvO, Area e Starfuckers, oltre alle scoperte del magistrale sax di Gianni Mimmo e di un musicista splendido come Gaizka Sarrasola, capace di cimentarsi con il folk e la musica d’avanguardia. Quaranta minuti nel vulcano, disco enorme.
Rockon Vittorio Lannutti
“Irrintzi” non è un esordio a tutti gli effetti, dato che Iriondo è sulla scena da quasi vent’anni ed ha suonato con moltissimi artisti sia italiani che stranieri, anche se la grande ribalta l’ha ottenuta con gli Afetrhours, dai quali era uscito nel 2001, per tornarci nel 2010. Questo primo full leinght con il suo nome in copertina non è un vero e proprio esordio, perché già con l’ultimo episodio della saga delle Phonmetak series aveva anticipato la sua intenzione di fare anche dei progetti in totale solitudine. In quell’occasione, infatti, uno dei due lati del Lp era suo totale appannaggio. In “Irrintzi” Iriondo ha racchiuso tutto il suo mondo musicale e non solo. Già, perché la parola del titolo è un termine in lingua basca, che rappresenta un urlo stridente, sonoro e prolungato, di un solo fiato. In questo termine, ma anche in alcuni stralci parlati, Iriondo intende omaggiare le sue origini (da parte di padre) iberiche. L’altro lato del mondo di Iriondo è chiaramente rappresentato dagli sperimentalismi musicali, cui ci ha abituato da quando ha iniziato a lavorare con A Short Apnea in poi. Ci troviamo dunque di fronte ad intriganti e affascinanti intrecci tra musiche folk, stranianti e stralunate, con le quali Iriondo porta avanti il suo percorso di sperimentazione sonora, fatta di strumenti classici e costruiti da lui. Il disco, infatti, parte con “Elektraren aurreskua” percussiva, folk ed ipnotica, prosegue con la titl-track, un noise vibrante, cacofonico, confuso e fastidioso con riverberi e cambi di ritmi. Ne “Il cielo sfondato”Iriondo fa emergere la sua tendenza alla melodia, ma che non può procedere su canoni tradizionali, perché questa viene disturbata da sonorità ipnotiche che poi sfociano in momenti quasi prog, per giungere ad un finale con il raffinato sax soprano suonato da Gianni Mimmo in fuga solitaria. Oltre a Mimmo nel disco sono presenti altri ospiti, tra i quali gli Ovo nell’hardcore vibrante di “The hammer” e i due Afterhours Agnelli e Prette e Bertacchini, l’altra metà dell’altro suo progetto The Shipwreck Bag Show nella cover di John Lennon “Cold Turkey”, l’unico brano veramente rock. Straniante, vibrante ed ossessiva, invece l’altra cover in scaletta “Reason to believe”, il brano con cui Springsteen chiudeva “Nebraska”. Affrettatevi a contattare la Wallace per accaparrarvi questo doppio LP, perché ci sono a disposizione soltanto 500 copie. Non ve ne pentirete è uno dei primi dieci dischi dell’anno.
RockShock Luca Paisiello
In lingua basca Irrintzi rappresenta “un urlo stridente, sonoro e prolungato, di un solo fiato”. E’ questo il titolo del primo disco di Xabier Iriondo, chitarrista e fondatore di Afterhours, Six Minute War Madness e No Guru, pubblicato sia su CD sia su doppio vinile. Non vorrei raffreddare l’entusiasmo dei fans della band di Agnelli che, di fronte alla notizia di questa uscita, si aspetterebbero le canoniche canzoni strofa-ritornello-assolo noise, ma chi conosce la storia di Iriondo sa che bisogna andarci coi piedi di piombo. In questo disco Xabier elabora infatti alcune sperimentazioni sonore traendo l’ispirazione dalle radici basche tramandate da suo padre, Karmel Iriondo Etxaburu. Questa ricerca musicale lo ha portato a incidere nove brani di suoni sporchi e dissonanti attraverso non solo la sua chitarra, ma soprattutto facendo un utilizzo smodato di diversi strumenti della tradizione popolare basca come il txistu, il tum-tum e la alboka, veri protagonisti di questo album. C’è spazio anche per un Mahai Metak, un cordofono creato da Iriondo stesso, che nel brano Gernika Eta Bermeo accompagna la voce narrante del padre nel racconto in lingua basca sul bombardamento di Guernica durante la Guerra Civile Spagnola. Non mancano i contributi artistici al disco. Manuel Agnelli, Giorgio Prette e Roberto Dell’Era sono presenti nell’ultimo brano, Cold Turkey di John Lennon. Paolo Tofani (Area) e il sassofonista Gianni Mimmo danno vita alle sonorità indiane de Il Cielo Sfondato. The Hammer è una nota cover dei Motorhead rivista con gli Ovo. Un’altra cover fatta e pezzi da Iriondo è Reason To Believe di Bruce Springsteen tratta da Nebraska, cantata da Paolo Saporiti. Xabier ci fa conoscere anche l’arte di Francesco Currà, “poeta di fabbrica” degli anni 70, con il tormentato e ironico brano Preferirei Piuttosto, provando poi a fonderlo in un medley a Gente Per Bene Gente Per Male di Lucio Battisti. Non c’è un convulso movimento sonoro in quest’opera, perché ascoltando tutto con attenzione il materiale sembra invece ben disciplinato e composto. Chiaramente non ci aspettavamo un album commerciale, qui tutto è limato da una autentica deriva sonora destrutturata che renderà questo lavoro un album di nicchia forse troppo ristretta, che non mancherà tra i collezionisti più sfegatati. Xabier è un performer che se ne frega di piacere a tutti i costi e ha preferito rivelare al pubblico questo suo profilo aperto a formule asincrone, lavorando con strumenti a corda capaci di dare un taglio aggressivo alle canzoni, annoverandolo tra gli sperimentatori più autorevoli di questo Paese.