Cagna Schiumante

Thursday, 1 May, 2014
LP
16 tracks
Tannen

Reviews

Sentireascoltare Stefano Pifferi
Tre personalità dell’underground (non solo, in realtà) italiano che uniscono le forze per creare in modalità impro un percorso musicale aspro e destabilizzante, sviluppato quasi come fosse un racconto che si muove tra sbuffi e surrealtà, stortume avant-rock e blues deformato, squarci noise e destabilizzazione narrativa. Dopotutto Stefano Pilia, Xabier Iriondo e Roberto Bertacchini – sommate le singole esperienze pregresse fanno una buona fetta dell’underground più coraggioso e stimato, non solo entro i confini patri – sono perfettamente a loro agio nel mix su indicato: le due chitarre intarsiano e sbroccano, ricamano e distorcono frasi e frasette che rimandano tanto al post-punk più acido quanto al blues rivisto sotto la lente Beefheartiana, alla no-wave più aspra come al noise più astratto. Su queste trame volatili e umorali spicca la vocalità iper-drammatizzata dello Starfuckers Bertacchini: asincrona, storta, sfasata, sfalsata, che se ne fotte della metrica e si lancia in un flusso di (in)coscienza visionario e al limite del grottesco, nei testi elaborati dallo stesso batterista e da Valentina Chiappini. Roba fatta di visioni e allucinazioni, sempre borderline tra tragicomico sberleffo e sguardo surreale donchisciottesco, che rappresenta il miglior contrappunto possibile alle musiche delle due chitarre. Un esordio che, come capita spesso con progetti estemporanei, mette a ferro e fuoco i numerosi ambiti di riferimento di cui sopra e che, si spera, non resti un unicum.
Shiver Beatrice Pagni
Un mostro a tre teste, grandi fauci schiumanti di rabbia e un ghigno corrosivo, smuove dietro di sé una lenta e imperturbabile scia di ossessive verità, sputate, vilipese, investite. Partecipare allo spettacolo di sangue e vapori storti non è mai stato così caotico: sofferenza, ticchettii, abrasivi fraseggi, diventano adesso strumento lancinante e straziato di una danza senza -apparentemente- né capo né coda. Ormai padrone dei tempi dispari, il trio Iriondo-Pilia-Bertacchini, si libera dentro un’organicità sonora fatta di controsensi, ritmi spezzati a colpi d’ascia, lingue infuocate, canti immemori e laringi invertite. La creatura, che risponde al nome di Cagna Schiumante, prende vita grazie alle abrasioni chitarristiche di due sperimentatori bislacchi come Xabier Iriondo (Six Minute War Madness, A Short Apnea, Afterhours, Oleo Strut, Shipwreck Bag Show e una altra infinità di progetti) e Stefano Pilia (In Zaire, Massimo Volume, 3/4HadBeenEliminated, Il Sogno Del Marinaio e una nutrita produzione in proprio), e grazie soprattutto al fraseggio/cantato rivoluzionario di Roberto Bertacchini (Starfuckers, Sinistri, Oleo Strut, Shipwreck Bag Show) alle prese anche con percussioni grottesche e tribali. Cagna Schiumante parla una lingua secca e diretta, opera di un lavoro a quattro mani con Valentina Chiappini, pittrice e performer siciliana: storie selvagge, brulle, afasiche, divengono piccoli capitoli per un racconto più grande, complesso e visionario. Uscito lo scorso primo aprile per la Tannen Records in 300 copie numerate a mano, il debutto dei Cagna Schiumante è stato registrato in soli due giorni nel marzo 2012 presso il BlindSunCrows di Bologna, tagliato e mixato da Xabier Iriondo presso il milanese Zulo Metak. Una due giorni di registrazione/improvvisazione in studio, un atto unico da custodire in modo prezioso, e assaporare nella sua continuità: sebbene infatti alcuni brani possano accendersi di vita propria e autonomia compositiva, è solo con un ascolto fluido e continuativo che si riesce a cogliere la bizzaria espressiva delle tre menti creatrici. Le note avviluppate su sillabe urlate, declamate e distorte, percuotono l’atmosfera e creano uno spazio scenico anche durante l’ascolto del flusso delirante. Un ritmo disarticolato, sporchissimo e una vena poetica schizzata e intensa: chitarrone maleducate a sovrastare cocenti minuti di comizi pieni di lirismi suggestivi e immagini lucenti che si imprimono nella retina. Che siano i fraseggi evocativi e libertini di ”Un Uomo Senza Braccia” o il delirio blues-rock dallo stom serpentino di ”È Respirare” o ancora le chitarre abusate e distorte di ”Come Un Cane Che Annusa Il Vento” siamo sempre di fronte a una presa di coscienza, a un risveglio primordiale del magma sonoro. E con ”Dopo La Tempesta” gli strumenti prendono vita, muovendosi in uno spazio circoscritto e scricchiolante fino a tracciare un dialogo violentissimo fra batteria e chitarra in ”Per Raggiungere Correndo E Ansimando”. La voce di Bertacchini si fa investigatrice e sbilenca, animata da una paranoia quasi carnevalesca nella splendida ”La Breve Estate Dell’anarchia”. Il sentore bluesy di ”Camminando In Un Deserto Post-Punk” risucchia come un mostro la quiete quasi battistiana di ”Da Urlo” mentre gli esercizi vocali schizofrenici di Bertacchini si sposano alle melodiche arterie di ”Che la civilità”. Una perla nera di furia stravolta quella dell’ensemble sperimentale italiano, un atteggiamento anarchico e straniante che affascina inquietando l’ascoltatore. Retaggi noise e avant, striature punk: non c’è genere né attutudine che possa degnamente descrivere il mondo sonoro allucinato e allucinogeno che si respira nel progetto Cagna Schiumante. Un’angoscia umana che libera la coscienza dalle latrine musicali del nostro tempo, uno spasimo ispirato che regala contraddizioni, profondo dinamimo e spirito ardente.
Ondarock Claudio Lancia
Che la scintilla fosse scoccata fra Xabier Iriondo (sperimentatore musicale, chitarra storica degli Afterhours, oltre che protagonista in svariati personali progetti paralleli) e Stefano Pilia (chitarrista nei due più recenti lavori dei Massimo Volume e attivo anche negli In Zaire) ce ne eravamo accorti osservandoli suonare assieme qualche mese fa nella kermesse romana di “Hai paura del buio?”, festival aperto a vari contributi artistici. Accanto alle due sei corde c’è la voce (e la batteria) di Roberto Bertacchini, già con Starfuckers, Sinistri e nel progetto Shipwreck Bag Show, condiviso proprio con Iriondo. L’improvvisazione è sempre al centro dei sedici movimenti che compongono una sorta di concept, con i titoli delle tracce ideati per delineare un continuum di frasi atte a segnare una sorta di supremo significato delle liriche declamate e composte da Bertacchini. Avanguardismo obliquo a flusso continuo, tutto assolutamente anticonvenzionale, in un percorso che non stupirà chi segue da tempo i tre protagonisti, mentre potrebbe spiazzare chi è abituato ad associarli unicamente ai rispettivi progetti principali. Qui tutto è devastato, scorticato, tormentato, disturbato, quasi a voler evidenziare un punto di non ritorno. Fra blues urbani schizzati, richiami da muezzin, interferenze elettriche, surrealismi sonici, landscape rumoristici, abrasività assortite, Cagna Schiumante si pone come un centro di sperimentazione totalmente privo di steccati, all’interno del quale Xabier, Stefano e Roberto si muovono impavidi, fieri di portare avanti un discorso altamente “contro”, privo di qualsiasi finalità commerciale. Come dire: con gli spiccioli guadagnati attraverso “Padania” o “Cattive abitudini” mi posso finanziare un lastricato iper-denso di libertà creativa. E certe avventure vanno sempre appoggiate, altrimenti finiremmo tutti inconsapevolmente vittime della piattezza generata da Mtv e dai network radiofonici, tutti inutilmente uguali a sé stess.