?Alos & Xabier iriondo

Saturday, 1 October, 2011
7"
3 tracks
Bar La Muerte, Tarzan Records

?Alos/Xabier Iriondo - The Storm by xabier iriondo

Reviews

Music on Tnt Loris Gualdi
In questi dodici anni da articolista raramente sono giunti in redazione cari vecchi vinili, l'esiguo numero potrebbe racchiudersi in poche decine di unità. I cosiddetti 7”, quelli che fino a 15 anni addietro tendevamo a chiamare 45 giri, oggi sono perlopiù oggetti di culto realizzati per il piacere di rimanere ancorati all'old style e soprattutto per coloro i quali amano ancora visceralmente il tocco genuino della puntina sul disco. I solchi neri sono “roba che ti fa sentire vecchio”, come dicono la maggior parte degli adolescenti di oggi, ignara di cosa sia davvero un disco, con il suo colore, il suo odore e i suoi particolari che, nell'era digitale, sembrano finire in un oblio imbarazzante ed al contempo triste. Per noi ragazzi degli anni '70, con tatuato sulla pelle la chiave di violino, questo formato impolverato rimarrà per sempre il vero piacere acustico.Oggi come allora, fortunatamente c'è chi sta riscoprendo questo supporto, sia grazie al sapore vintage-modaiolo, ma soprattutto grazie a coloro che credono ancora in questo mezzo comunicativo come Bar la muerte e la Tarzan Records, che offrono al proprio popolo di nicchia un prodotto raro nel mercato mainstream. Il sette pollici in questione rappresenta una suggestiva instant composing, libera da ogni dettaglio occlusivo, in cui la licenza compositiva racconta in tre tracce trasversali l'arrivo della tempesta sonora, parzialmente mitigata dalla frescura piovana e dall'accalcarsi di nuvole dipinte in partiture free. Un insieme di (non) note che forniscono nutrimento a coloro i quali riconoscono tra mille l'odore acre delle cicatrici della Signorina ?Alos e il giallo Metak di Xabier Iriondo. La strana coppia offre infatti un esortazione musicale alla libertà più assoluta, racchiusa in una cover art che di certo non lascia indifferenti. La work art, semplice cobranding targato Stefania Pedretti e Valentina Chiappini ricalca infatti da un lato l'inquietudine espositiva (ottimo parallelismo musicale) e dall’altro una proto infantilità grafico-pittorica, che ricorda le prime opere degli Ovo, nascondendo però una sensazione di caos controllato, semplice ed efficace effluvio grafico delirante.Il turbinio di chine apre all'ipnotica e agitante The clouds, capace sin dalle prime note di rendere merito al proprio mondo cupo e orroristico, catapultando l'ascoltatore in un gioco nereggiante, fatto di rumorismo distorto come la realtà che vuole raccontare. Gli spasmi sonori disturbano come l'agitazione disorganica di un film nero. Manca la violenza esplicita, ma la paura di ciò che è in arrivo folgora senza mezzi termini. Le corde vocali vomitano l'impossibilità di equilibrio che si spezza solo nel cambio di lato. La poliedricità compositiva di Iriondo accoglie poi senza divergenze artistiche la religiosità deviante delle linee di canto che a tratti inseguono proprio quegli ardori orientaleggianti che finiscono per unire in un buon risultato sui generis due menti pensanti del nostro panorama noise.Un disco che nella sua congenita brevità, sviluppa l'amore per una completezza free da cui partire per dar voce al nostro più profondo inconscio, in cui strumentazioni inusuali e scomode possono diventare valvola di sfogo o condanna del nostro Ego, in un finale improvviso ed aperto sull'ignoto.
Sentireascoltare Stefano Solventi
La fattucchiera-sciamana ?Alos (al secolo Stefania Pedretti, ben nota protagonista di scelleratezze OvO e Allun) ed il sempre attivo Xabier Iriondo (già terrorista sonico per Afterhours, Uncode Duello, A Short Apnea e NoGuRu tra gli altri) fanno convergere intenti e competenze per uno split di tre tracce che, visti i titoli in scaletta, potremmo ben definire climatico. Ma c'è ben poco da scherzare: l'aria è pesante, minacciosa, nevrastenica fin dalle prime battute della peraltro breve The Clouds, battito ipnotico su una corda, cigolii ambientali, echi traditional folk in un mood gotico deragliato che diresti quasi waitsiano, su cui impazza il canto posseduto da serpenta (vedi alla voce Diamanda Galas), da delirio teatrale Nina Hagen con strascichi mistici Patti Smith. Segue una The Rain dalla struttura altrettanto minimale ma non priva di ridondanze esotico-balcaniche, tra corde scorticate a secco e percussività primordiale, sempre la teatralità spinta perché la performance è cuore e chiave poetica del tutto. Pezzo forte è però The Storm, pennate come vampe effettate, una processione distorta, impietosa, noise atavico, ragli nevrastenici, liturgia feroce, lugubre, farneticante ma ferma, grado zero rock come scossa elettrosintetica, anima-animale che digrigna vita. Lasciate ogni quietezza, o voi ch'entrate.
Rockit Gioele Valenti
C'è qualcosa in più rispetto alla somma delle singole individualità, quando gli elementi posti in essere sono Xabier Iriondo (Afterhours, NoGuRu) e quella sciamana elettrica di Stefania Pedretti aka ?Alos. Ascoltando questo disco, nato dalle "sessioni domenicali" al SoundMetak, si affronta tutto il potere cospiratorio presente nel gioco ambientale, in cui l'art-rock attitude di Iriondo tesse una malia elettrica (in "The Storm") per incontrare la nota acida di una cattiva musa pagana, mentre ?Alos verseggia, drammatizza e soffia al pari di una Kim Gordon sotto psilocibina ("The Rain" e "The Cloud"). Ha il clamore dell'estemporaneo, di un suono in filigrana, tra le acustiche dilatazioni del banjolino e le vibranti sospensioni di chitarra lap steel. Lo spettro sonoro è ampio e policromo, e sembra mischiare alcune pulsioni avanguardiste (che da sempre segnano le singole carriere dei due) con un afflato più schiettamente pop – non mancando una pungente retrospettiva ironica, di cui risultano spesso carenti omologhe produzioni. Nato nel segno dell'instant composing, questo split incide una tacca importante e un'auspicabile base per di-scorsi futuri.
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