Endimione

Monday, 1 October, 2012
LP
8 tracks
Brigadisco

Reviews

Indieforbunnies Gianlica Ciucci
Primo lavoro “lungo” per questo sodalizio che segna l’incontro tra la voce urticante e feroce di Stefania “?Alos” Pedretti e la tonnellata di strumenti più o meno convenzionali aggrediti da Xabier Iriondo, “Endimione” giunge a meno di un anno di distanza dall’EP che aveva rivelato la musica non convenzionale del duo. Il titolo dell’album è mutuato dalla mitologia greca che vuole Endimione figlio di Zeus e della ninfa Calice, una figura sulla quale le storie sono molte e discordanti ma tutte convergono sul suo essere notturno e per sempre giovane. Nella composizione di “Endimione” i due musicisti hanno dichiarato di essersi ispirati ai “Madrigali” di Antonin Artaud opera che, mi scuserete, ad oggi ignoro. Quello che posso dire è che questo disco sarà per pochi, pochissimi appassionati (d’altra parte l’uscita esclusivamente in vinile va già in quella direzione), perché si tratta di un disco ostico, meraviglioso e orribile allo stesso tempo, fatto di musica che non lascia mai in pace l’ascoltatore. Le sperimentazioni, le dissonanze e lo stratificarsi di suoni e rumori sono portati all’estremo, la voce declama ma il più delle volte strepita, si fa grido isterico. Elettricità, elttronica e stralci di ricordi a transistor si susseguono, lasciando inebetiti di godimento o desolazione, questo dipenderà dal semplice gusto personale e da ciò che alla musica si è soliti chiedere. Ci sono ben poche certezze in me dopo averlo ascoltato: dove arriva la passione per la ricerca e dove (e se) comincia lo sfoggio di stranezze, domande che è bene non farsi. Di certo non un disco per i fan dei Mumford & Sons, né per gli spot pubblicitari di macchine di lusso. Per questo motivo il giudizio da parte mia è sospeso, perché non è questa musica da rating. Fate una cosa: andate a sentirli dal vivo appena ne avete la possibilità, suonano spesso e difficilmente a pagamento, perché non c’è modo migliore di entrare in contatto con questa creatura del live. Che vi piaccia o no avrete sicuramente fatto un passo avanti nelle esperienze di vita.
Terapie Musicali Andrea Barbaglia
Cosa può accadere quando una voce sovrumana in cerca di note incontra un agitatore musicale con la necessità opposta? La risposta è qua, incisa su questo splendido vinile 12" che, prendendo le mosse dai Madrigali di Antonin Artaud (ritratto ora giovane, ora anziano nell'espressiva serigrafia di fronte e retro copertina a cura dell'ottima Valentina Chiappini), viene in ultima istanza intitolato a ENDIMIONE, mitico re dell'Elide, figlio di Zeus e della ninfa Calice secondo alcuni, fantomatico pastore della Caria secondo altri. "Nel primo dei Madrigali di Artaud è proprio questo personaggio della mitologia greca ad essere citato; la sua figura ci è parsa perfetta per rappresentare l'unicità e la bellezza del nostro duo." Così Xabier Iriondo, a proposito di questo progetto che lo vede, infaticabile, nuovamente protagonista con Stefania Pedretti, per gli amici tutti "la sig.na ?Alos", dopo l'esordio dello scorso anno su 45 giri. "A livello tematico non c'è un rapporto vero e proprio con il primo 7", ma a livello sonoro direi che quello è stato l'incipit!". L'album ha preso così vita dalla lettura dei Madrigali, sette poesie ancora oggi facilmente rintracciabili in varie raccolte di scritti del commediografo francese, e "dalla decisione di ridare voce proprio ad un personaggio meraviglioso come Artaud, mostrandone il lato geniale, ma anche quello sofferente", prosegue Stefania. I testi, contenuti nell'lp, tradotti in italiano dal francese e opportunamente modificati dall'ex componente delle mai dimenticate Allun, qui alla sua prima prova vocale con la lingua madre e lontana da qualsivoglia strumento suonato in prima persona, diventano il punto focale su cui ruota l'ispirazione. Rapidamente, e in maniera spesso volutamente disturbante, torna dunque in vita una serie di personaggi e figure realmente incontrate e vissute da Artaud negli anni in cui recitò al cinema e in teatro. Si comincia con il poeta Georges Gabory, avvolto dall'elettronica spinta e morbosa prodotta da Iriondo, prima di risorgere, autorevole, dagli inferi della psiche umana. I rintocchi a morto simulati dall'italo-basco con il suo Mahai Metak, introducono e chiudono la rappresentazione sommessa e raccolta di Robert Mortier. Profumo di incenso, tessuti in seta d'organza e atmosfere bizantine per l'attrice parigina Marguerite Jamois, prima del Medioevo fisiognomico di Hieronymus Bosch declamato nella grottesca Florent Fels ("Quando il vescovo morì apparve il diavolo"). Simone Dulac è asfissiante ed intensa avanguardia dislessica che cresce nervosa e nevrotica. Evocata, l'amata Genica Atanasiou avanza a fatica tra i corridoi di un leggiadro vaudeville mitteleuropeo, contrastata dal feroce growl della Pedretti; la satura Charles Dullin è urlo di disperazione, esasperata tensione rivolta alla metafisicità, nel tentativo di allontanarsi dal disagio psicofisico che tortura l'uomo. Un ultimo invito, quello al Cruel Restaurant, duetto per sole chitarre scritto ex novo dall'accoppiata Iriondo-Pedretti espressamente per questo progetto, ha la funzione di sedare sinteticamente il paziente, quasi fosse una massiccia iniezione di farmaci e stupefacenti mirata alla quiete finale. Spettrale e angosciante. Giunta è la fine, tra l'incuria e la sporcizia. "Non ho più nulla da dire, ho detto tutto ciò che avevo da dire."
Sodapop Emiliano Zanotti
Il sodalizio fra Stefania Pedretti/Alos e Xabier Iriondo, che avevamo sperimentato con il 7” su Tarzan Records, esordisce sulla lunga distanza (ma si arriva a stento alla mezz'ora) con un LP ispirato agli oscuri Madrigali di Artaud, opera di cui nulla mi è riuscito di scoprire, se non la data di pubblicazione, il 1921, e la casa editrice, l'immancabile Gallimard. Più precisamente si tratta di strofe estrapolate e talvolta rimontate, in una sorta di remix dei testi originali. Degli otto episodi, tutti tranne l'ultimo sono intitolati a personaggi della cultura francese del tempo, attrici, registi, critici; gente che, immagino, avrà incrociato le traiettorie dell'eccentrico artista, ma anche là dove i testi siano intelleggibili, non mi riesce di trovare un nesso fra titoli e parole. Brancolando nel buio per quel che rigaurda le questioni testuali, rivolgiamoci alla musica. É forse più facile immaginarsi questi brani interpretati dal vivo che non ascoltati su disco, ma il vinile conserva bene l'approccio fortemente teatrale dell'opera e, più di altre volte, ci sembra di vedere Alos che si contorce o sta in quiete, a seconda degli impulsi trasmessi dalle composizione, rese, mi ero scordato di precisarlo, in italiano. In realtà Stefania non rinuncia quasi mai al suo peculiare stile vocale, per cui i testi sono difficilmente comprensibili (ammesso che tutti i vocalizzi corrispondano a delle parole), se non nelle parti recitate, per cui, pur basandosi l'opera su materiale letterario, la comunicazione resta prevalentemente non verbale. A tanto espressionismo vocale fa da complemento (e talvolta da contraltare) Iriondo, che si concentra sulle chitarre, o comunque sugli strumenti a corde, svariando dai fuzz grassi che ormai sono il suo marchio di fabbrica, a passaggi più sferraglianti e noise ad altri più puliti e minimali, ricorrendo, quando è il caso, a un po' di elettronica o agli immancabili 78 giri, altra stilema caratterizzante del nostro. Varia così anche il genere delle canzoni: avant blues in Simone Dulac, noise per Georges Gabory, free in Charles Dullin ma le categorie lasciano il tempo che trovano e il tutto è filtrato da uno spirito weird, sebbene piuttosto elegante: uno dei tanti contrasti di cui vive l'album. Endimione è un disco senza trascendenza, in cui tutto è in primo piano, crudo e brutale, direi quasi carnale, seppur di una carne marcescente, corrotta. Non proprio per tutti i palati, come buona parte della discografia di questi artisti, va forse visto come parte di un disegno più ampio, che è quello della collaborazione fra due spiriti affini che, si spera, avrà anche uno sbocco live. E chissà che, nel proseguio del sodalizio, Alos non trovi la voglia di cimentarsi con la melodia: i tempi sembrano maturi.