Zu with Xabier Iriondo / Iceburn - Phonometak Series 1

Venerdì, 1 Settembre, 2006
10"
5 tracks
Wallace Records, Phonometak Laboratories

Recensioni

Music Club Roberto Michieletto
Giunta al termine la Mail Series, la Wallace si accoppia con la PhonoMetak Laboratories (affiliata della Sound Metak di Xabier Iriondo, sempre lui...) e dà vita a questa nuova collana di split, che potrebbe riservarci sorprese interessanti. D’altronde l’accoppiata Zu (per l’occasione incrementati dalla presenza di Xabier Iriondo, che a questo punto presumo troveremo pure sul prossimo disco di Pino Scotto...) e Iceburn (Iceburn!!!) è una delle certezze assolute del mondo musicale. I primi, che espandono ulteriormente la propria visione sonora incorporando parti elettroniche e inserendo la voce brutale del sassofonista Luca Mai in ‘Big Sea Warnings’, dimostrano di aver acquisito una sicurezza e una maturità impressionanti. Sono in grado di suonare ciò che vogliono, imbastardendo oltre ogni limite (e ben oltre quanto fatto dalla stragrande maggioranza delle band in circolazione) il jazz/noise/core da cui erano partiti; non posso far altro che definirli unici! Gli Iceburn se ne escono con quattro tracce di esplorazione avant-post-core e dando un’impronta più minacciosa, corposa e sinistra alle trame rispetto a quanto ci avevano fatto ascoltare nelle ultime prove in studio; bravissimi.
Il Mucchio Selvaggio Alessandro Besselva
Questa è la prima emanazione discografica di quel laboratorio-installazione-negozio di strumenti musicali atipici che risponde al nome di Soundmetak e che Xabier Iriondo ha aperto a Milano con l’intenzione di trasformarlo in un crocevia delle musiche più estreme e periferiche: uno split rigorosamente in vinile a dieci pollici tra gli americani Iceburn e gli Zu (i quali hanno coinvolto il chitarrista nelle session) che inaugura una nuova etichetta, la Phonometak. Tralasciando per questioni di target e formato la prova degli statunitensi – il cui jazz-core disarticolato e imponente si dipana lungo quattro brevi momenti improvvisativi, tra schemi free, risonanze prog e noise-jazz –, concentriamo lo sguardo sul trio romano, le cui composizioni sono infiltrate dalla presenza disturbante di un Iriondo alle prese con chitarra, table guitar e fonti sonore inconsuete. Difficile anche questa volta trovare una pecca nella prova dei romani e dell’ospite, sempre attenti a non ripetersi pur restando all’interno di schemi già collaudati: ne escono fuori una “Big Sea Warnings” con fischi e frequenze impazzite che si infilano in una fittissima sassaiola di basso e batteria e Luca Mai impegnato in un inconsueto canto di gola che si avvicina a certo death metal, una “Momentum” allucinata e distorta, una “3 Rivers Conjunction” tutta stop’n’go e strumenti imbizzarriti, una metallica, cupa “How We’re Being Manipulated” ed infine una magmatica e convulsa “It’s Irrelevant Now”. Ancora una volta impeccabili
Rockit Sandro Giorello
Gli Zu compaiono nuovamente su queste pagine grazie a un nuovo disco Wallace Records - qui in coproduzione con la PhonoMetak Series - uno split insieme agli Iceburn. Di questi ultimi scriviamo: di Salt Lake City, formati da Gentry Densley, un piccolo monumento per quel metal misto jazz che spintonava negli anni ‘90. Ma in queste pagine poco ci interessa dei gruppi di Salt Lake City, e quindi, gli Iceburn, li tralasciamo. Parliamo degli Zu: formazione romana attiva da più di 13 anni, punk jazz acrobatico (come citavano alcuni loro manifesti), dal parere di chi vi scrive: una delle migliori realtà italiane. E’ nota la prolificità della band ed è anche noto che gli Zu, da anni, non fanno un disco uguale all’altro. Con il precedente “How to raise…”, sembrava avessero riabbracciato uno stile abbastanza coerente a quelle che erano le loro origini (era molto simile a “Live in Helsinki”, uscito nel 2003 per la Tang Plastik, un riassunto di cosa potevano essere gli Zu tra “Bromio” e “Igneo”). In questo episodio si aggiunge al terzetto Xabier Iriondo (figura più che nota nell’ambiente rumoristico e dintorni), si ribalta nuovamente la situazione, cambia la musica, cambia il modo di scrivere e ci si butta a testa alta nel metal. “Tom Araya is our elvis” ci dicevano 2 album fa, e già, lì, si poteva cogliere qualcosa, una sorta di dichiarazione di intenti futuri. E il futuro è arrivato: la voce gutturale, la chitarra pesante, e la batteria che carica e che ricorda Dave Lombardo nei Fantomas. Ovvio, nulla resta quel che è, negli Zu. Tutto cambia in fretta appena il sax interviene. E interviene in maniera fottuta: una nave free che si scontra contro un iceberg. Nello scontro il sax ha la meglio, ovvio. Iriondo fa bene il suo lavoro: i suoi rumori riempiono gli spazi lasciati liberi dall’asse Pupillo-Battaglia, aiuta la composizione a diventare ipnotica e ci da quel taglio acido in più, più che piacevole. 10 minuti sono pochi, e sarebbe sbagliato dilungarsi oltre. Qui abbiamo un altro bel capitolo della saga. Un disco non fondamentale, ma da avere comunque. Certo