Tre

Giovedì, 1 Ottobre, 2009
10"+CD/CD
5 tracks
Wallace Records

UNCODE DUELLO - Le stesse cose che ho fatto by xabier iriondo

Recensioni

Blow Up Massimiliano Busti
Parte con un’invettiva: “…sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per rifare esattamente le stesse cose che ho fatto…”. Parole di Vanzetti al processo in cui sarà condannato a morte. In sottofondo non più la musica di Joan Baez ma il suono di una spaventosa macchina sonora che agonizza, sputando olio, catrame, liquido amniotico, sperma. Qualcosa di simile a Ghost Rider dei Suicide remixato dai Fuck Buttons e suonato in reverse. In Artaudelettrico la voce del genio folle rimbalza fra quattro mura di suono impenetrabile, sfregiando il nero deposto sulle pareti dalle scorie degli strumenti in saturazione, poi Sono la Nostra Storia chiude uno dei trittici più memorabili scritti da gruppo italiano con un rito magico in cui sembra di ascoltare i Masters Musicians of Jajouka improvvisare assieme ad un gruppo post punk in delirio da trance ipnotica. In “TRE” Iriondo e Cantù tornano ad essere soli, semplice duo che si occupa di assemblare tutti gli ingranaggi che compongono queste strutture sonore dotate di straordinaria forza, dalle parti ritmiche ai fiati, dalle chitarre alle voci, dagli strumenti autocostruiti ai nastri che scandiscono la narrazione sonora giocando con citazioni e messaggi subliminali, come accade nel poetico finale di Train is the Place. È un ritorno all’essenzialità, una volontà di mettersi a nudo, scarnificare il corpo per rigenerare nervi e scheletro. Del resto, quando si possiede la forza delle idee basta poco per lasciare il segno: poco più di venti minuti di musica che, una volta tanto, ha davvero un significato.
Il Mucchio Selvaggio Francesca Ognibene
Il terzo disco del duello musicale che ormai ci siamo abituati ad accogliere a braccia aperte nella persona dell’illustre Paolo Cantù e del celeberrimo Xabier Iriondo è sempre una rivelazione. Quando ci si approccia a dei suoni che sembrano difficili all’ascolto, spesso ci si interroga se valga la pena contenerli su di un disco o se debbano rimanere nell’ottica live, accostati ed equiparati alla musica improvvisata. Quando però hai la musica che ti pulsa da qualsiasi interstizio del corpo, come questi due signori, puoi anche registrare i dischi, tanti dischi, e suoneranno bene quanto i live. Ascoltare gli Uncode Duello anche questa volta è un’esperienza sonora, perché ci si fa trasportare dal loro viaggio, dalla loro comunicazione che arriva chiara ed efficace. Dopo la parentesi con gli ospiti - per il secondo album - che si sono aggiunti al loro linguaggio, per “Tre”, la formazione è tornata alla storia iniziata con “Ex Aequo”, un rapporto quasi simbiotico, quasi studiato: in effetti i due musicisti sembrano fatti degli stessi ingredienti, o meglio sembrano cercare lo stesso suono. “Le stesse cose che ho fatto” con cui titolano il brano iniziale sembra dedicata al loro percorso. Le note di copertina, ritagliate e storte, raccontano la loro versione della storia che non va bene con i tasselli al posto e il due dopo l’uno: bisogna guardare/ascoltare bene e anche leggere le note e ascoltare la natura piena di umana sarà più facile. Un disco che merita almeno tre ascolti di seguito.
Music on Tnt Loris Gualdi
“Tre” come tre gli album prodotti dagli Uncode Duello, che dopo “Ex aequo” arrivano sui lo-fi dei fan con un elegante confezione cartonata, in cui la scarna ma funzionale grafica, ne definisce sin da subito la graffiante e tagliente linearità compositiva. L’album offre ciò che ci si aspetta, senza sorprendere, ma confermandosi come una felice realtà musicale, fatta di suoni e strumentazioni diversificate e non propriamente legate all’easy listening, pur mantenendo un armonia e una timbrica piacevole ad orecchie preparate al peggio. Ne è di esempio la traccia A2 “Artaudelettrico” in cui sampler francofoni si mescolano a un sound seventies di buon impatto, senza tradire l’ecletticità intrinseca al combo Cantù- Iriodo, nel tentativo di svilire la composizione artistica, sviluppata attorno ad uno spaccato di altronica. Maggiormente tirato sembra essere A3 “Sono la nostra storia”, ciclica e ipnotica armonia orientaleggiante, approfondita attraverso curiosi e a-ritimici cambi di direzione improvvisa, che ci disorientano “Come in Strato di nebbia”, cuneiforme composizione manifatturiera, viva e vitale, nutrita di quelle centinaia di stimolazioni che la vita moderna offre ai nostri neuroni affaticati. Se l’opera A ci fonde e confonde, la suite B, raccolta in un unica traccia (“Train is the place”), muove l’attenzione verso sonorità più posate e camaleontiche, che scaturiscono come di consueto dalle sapienti e poliedriche mani di Xabier, deus ex machina dell’arte sonora. Il B side nasconde un ruolo defatigante rispetto a quello speculare, conseguendo passaggi oscuri e routinari, gradevoli nella loro parafrasi della realtà contemporanea. Un disco che, per certi versi, fa fede al nome della band, attraverso suoni non classificabili con facilità; una sorta di racconto post moderno incentrato su aspetti particolari del nostro vissuto, senza utilizzare dispersione artistica né facili controlli.