Phonometak Series 4

Martedì, 1 Aprile, 2008
10"
4 tracks
Wallace Records, Phonometak Laboratories

Recensioni

RockLab Daniele Guasco
Pur avendo entrambe come protagonista l’ex-Can Damo Suzuki le due facce di questa quarta uscita Phonometak hanno un abisso di differenza tra di loro, dimostrando l’importanza dei musicisti coinvolti nella costruzione del suono delle quattro tracce che riempiono i solchi di questo vinile. La prima parte vede affiancare il cantante giapponese dal Metak Network, ossia Iriondo, Coletti, Morelli e Cantù, impegnati in atmosfere elettroacustiche d’autore che stentano abbastanza a decollare: il primo pezzo infatti, pur contenendo i sempre ottimi gorgheggi vocali di Suzuki, mi sembra un po’ vuoto e tiepido nella struttura. Nella seconda traccia però i cinque musicisti esplodono e si riscattano, andando a imbastire un blues alienante che cattura l’ascoltatore con carisma e spunti eccezionali. Nella seconda facciata questo vinile esplode letteralmente, trasformando la malinconia in potenza. I due brani registrati dal vivo con gli Zu e Iriondo sono valanghe di suoni ed emozioni, l’energia delle note è a dir poco devastante e la voce di Suzuki la cavalca con destrezza e trasporto diventando a sua volta splendido strumento. In definitiva la serie Phonometak si conferma fucina di proposte valide e interessanti, vinili sempre particolari ma generosi di esperimenti che vanno a toccare l’attenzione e la curiosità dell’ascoltatore. Questo lavoro con Damo Suzuki protagonista mantiene altissimo il livello artistico e non può che essere un piacere sentire un artista simile collaborare così bene con alcuni dei più creativi musicisti italiani del momento.
Sentireascoltare Filippo Bordignon
In questo quarto volume della collana Phonometak non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio split album come in passato, bensì al delirio di un uomo che ha fatto la storia. Quell’uomo risponde al nome di Damo Suzuki e credo non abbia bisogno né di presentazioni né di introduzioni. Nel 10” in questione divide il palco in due estratti live dapprima col Metak Network, poi nel lato B con gli Zu e l’onnipresente Iriondo. Nella versione made in SoundMetak del famigerato Network che accompagna ormai da tempo il vocalist nipponico sono della partita, oltre a Iriondo anche Mattia Coletti, Paolo Cantù e Alberto Morelli. Come dire, una grossa fetta dell’avant-rock italiano che accompagna con sfuriate e tempeste di chitarra o con elucubrazioni di oggetti + clarinetto + strumenti autocostruiti i vocalizzi luciferini di Suzuki. Che dal canto suo delira, strilla, pontifica come un santone in un deliquio ascetico rigorosamente in modalità improvvisativa. Lo stesso dicasi per l’altro lato del vinile, in cui le atmosfere si fanno insolitamente più rilassate, ipnotiche verrebbe da dire se non ci fossero di mezzo i tre di Ostia, capaci di tenere sempre alta la tensione. Qui Suzuki sembra tranquillizzarsi apparendo come un Tom Waits altrettanto rauco, ma molto più perso nel suo viaggio mistico/visionario, fino a quando prendono il sopravvento gli strumenti del trio+1, e allora è un paranoico finale quasi sludge tra percussioni free e barriti di chitarra e sax. La produzione un po’ troppo compressa penalizza la resa, ma trattandosi di esibizioni live rende perfettamente l’idea della magmatica resa degli ensemble e di quell’istrione che calca i palchi da svariate decadi
Mescalina Alfonso Fanizza
Giunge al quarto capitolo della saga, la “Phonometak Series”, realizzata da quella stravagante coppia che risponde al nome di Iriondo – Spino. A farne le spese, per così dire, in quest’occasione è toccato a Damo Suzuki, che in molti ricorderanno come cantante dei Can, pionieristica e fondamentale band kraut-rock tedesca. Per l’occasione il cantante nipponico divide quest’esperienza con due band italiane eseguendo i quattro brani (due per parte) che hanno concepito questo ennesimo split come sempre in formato vinile 10”. Nel lato A del disco viene proposta la registrazione di un concerto, svoltosi in un negozio/laboratorio di Milano, dove Suzuki divide il palco con i Metak Network, combo di cui fanno parte Paolo Cantù, Xabier Iriondo, Mattia Coletti e Alberto Morelli. I brani presentati “Dove siete stati l’ultima estate?” e “Un oceano di mezzelune” prendono corpo tra richiami noise, suoni free-jazz, sperimentazioni rock d’avanguardia e sprazzi di sonorità orientali (soprattutto nel secondo brano). Nel lato B Suzuki, invece, è in compagnia degli Zu (già presenti nel primo disco della serie, ndr) e dal padrone di casa Xabier Iriondo con il suo inseparabile mahai metak. I brani esibiti si muovono tra toni blues e roots naturali (“La città nascosta”) e improvvisazioni jazz e richiami industrial (“Il territorio proibito). L’ennesimo disco adatto ad ascoltatori dai gusti particolari o agli estimatori dell’ex Can Damo Suzuki.