Kc

Venerdì, 1 Ottobre, 2010
CD
11 tracks
Wallace Records, Phonometak Labs, Long Song Records, Brigadisco

The Shipwreck Bag Show - Azioni reazioni by xabier iriondo

Recensioni

Sands Zine Daniele Guasco
La iperproduttività di Xabier Iriondo non è una novità, questo artista ci ha già abituato da parecchi anni a sfornare uscite e collaborazioni a ripetizione, ma sinceramente non mi aspettavo di trovarmi ad ascoltare a così breve distanza dal bellissimo “Il tempo tra le nostre mani scoppiaaaaaaaaaaa!” (uscito più o meno un anno fa) una nuova uscita dei The shipwreck bag show, progetto che lo vede al fianco di Roberto Bertacchini, batterista di Starfuckers e Sinistri. Ecco quindi “Kc”, in cui il blues irrazionale e il folk stralunato dell’album precedente lasciano posto a una rivisitazione tanto personale quanto entusiasmante di sonorità più rock e forti, l’isteria diventa furia pur rimanendo in un approccio compositivo imprevedibile e spiazzante. La musica del duo si fa sempre più surreale, grazie anche ai testi che vanno a complicare ancora di più le trame delle singole canzoni obbligando l’ascoltatore a un appagante impegno nell’affrontare questi brani. Nonostante l’alienazione sonora e la capacità di smarcarsi da qualsiasi definizione delle composizioni proposte dai The shipwreck bag show, si tratta comunque di canzoni, ed è un piacere lasciarsi assorbire da questo folli trame. Nuova prova e nuovo centro quindi per questo progetto tanto particolare quanto affascinante nel suo prendere alla sprovvista l’ascoltatore grazie a una creatività tanto fresca quanto interessante nella sua obliqua devianza musicale.
Music on Tnt Loris Gualdi
Ritorniamo sui nostri passi e dopo qualche tempo rieccoci a parlare della Wallace records, immarcescibile fucina di talenti alternative noise, free e underground. Inutile aggiungere che tutti colore che si avvicineranno alla realt� patrocinata da Mirko Spino, sa ormai da tempo di dover essere pronto a nuovi territori e aperto a visuali spesso non troppo orizzontali. Questo mese il nostro viaggio ha inizio con il solito e solido punto fermo che risponde al nome di Xavier Iriondo, smisurato musicista senza frontiera oggi immortalato assieme a Roberto Bertacchini per The shipwreck bag show “KC”. L’iperattivit� sapiente della Wallace record propone un interessante opera terza dei The shipwreck bag show, ensamble d’elite capace di coniugare rockeggiante noisescore con un ermetismo lessicale pungente, sardonico e metaforico, vicino per certi versi all’arte dell’Haiku, ovviamnebte non tanto per le argomentazioni trattate quanto per l’arte della grande sintesi di pensiero e d'immagine metaforica atta a sviluppare sentieri celebrali e sensazioni (a)rmoniche di vita vissuta. L’album � pervaso da un rock blues destabilizzato e spiazzato, di certo non troppo ancorato ai canoni di easy listening, che viene desertificata ulteriormente proprio a causa di un songwriting apparentemente surrealista e alquanto difficoltoso da definire nel suo intratesto. Il folle giro nella giostra musicale del combo ha inizio con il disturbante proto metal noise di “Siete solo tv”, in cui la partitura si fonde piacevolmente con la particolare vocalit� dell’ex Sinistri che a tratti appare ispirato nella sua narrazione tormentata da Mastro Lindo Ferretti. Il brano di apertura si materializza attorno ad un virale attacco contro la massmediaticit� imperante, configuranto tra le sillabe una concettualit� televisiva senza speranze di salvazione. La disarmonia contemplativa matura nella batteria free noise e pazzoide di “Azioni/reazioni” delirio oscuro che colpisce e stordisce al pari della distorta “Dentro la casa”, in cui l’inquietudine dispersa si respira attraverso i 4 minuti della traccia. Il drumming spezzato accompagna una sonorit� spacebeat di ottimo influsso. L’ossatura delle tracce, al di l� delgli overlay fantasiosi e inusuali, racchiudono in s� il vecchio blues ed il rock classico, basta ascoltare lo scheletro compositivo della minimalistica “Venite spiriti”, in cui il grammofono non fa altro che rinvigorire il sapore retr� necessario all’inevitabilit� degli eventi fagocitati dall’oggi. Non mancano meppure alchimie sintetiche e minimal come in “Kc’s Merry –go-around” meraviglia di noise strumentale, in cui le venature tribal fungono da anthem alla conclusiva e paranormale “Capitani Coraggiosi” in cui il duo si porge all’ascoltatore in tono di mesta sfida lessicale. Una narrazione Offalgatica capace di aprire le porte in maniera da permettere di percepire come l’illusione della realt� sia (forse) meglio.
Sentireascoltare Stefano Pifferi
Tanto era trasversalmente avant-blues il precedente Il Tempo.Tra Le Nostre Mani, Scoppiaaaaaaaaaaaaa! quanto � visceralmente rock questo inaspettato comeback. Bertacchini e Iriondo continuano imperterriti a circumnavigare il globo terraqueo della sperimentazione rock-blues e per farlo al meglio stavolta si affidano alle canzoni in maniera ancora pi� decisa. Canzoni compiute e ben definite in chiave rock, con tanto di distorsioni di chitarra e (semi)linearit� nel drumming, ma soprattutto cantate come se i due avessero limato le asperit� strumentali per riversare l'asincronia, lo sfasamento, l'effetto disturbante su voce e testi. Sia chiaro, non che i suoni prodotti dalla chitarra (e altri ammennicoli) di Iriondo o dalla batteria di Bertacchini siano accomodanti o le trame dell'interplay meno sperimentali (ascoltatevi lo scheletro rock disturbato di Venite Spiriti o i suoni monchi di Ratti Nella Via). � per� nella centralit� del cantato del batterista che risiede la novit�, spiazzante eppur fascinosa, di KC. Ora anthemica (Siete Solo TV) o memore di un Lindo Ferretti d'antan (Non Ci Sei Pi�), ora aggressiva e filologicamente punk-senza-esserepunk (No Man Say Yeah) o stonata e fuori fase (Azioni/ Reazioni), la voce dell'ex Starfuckers/Sinistri � lo strumento in pi� che allarga l'orizzonte della band. Minimali e visionarie, quasi frattali di cut-up a sfiorare il surreale o l'ispirazione letteraria alta (P.P.P. in Capitani Coraggiosi), le liriche rappresentano una sfida con l'ascoltatore, chiamato a decrittare ogni singolo fonema come simbolo d'altro, in un continuo frantumarsi della parola come non se ne ascoltava da tempo. Obliqui e alienanti, visionari e furibondi, i due anche stavolta sono in grado di spiazzare l'ascoltatore. Grande merito, oggigiorno.