Irrintzi

Sabato, 1 Dicembre, 2012
2xLP
9 tracks
Wallace Records, Phonometak Labs, Long Song Records, Santeria, Brigadisco, Paintvox

XABIER IRIONDO - Irrintzi by xabier iriondo

Recensioni

Sentireascoltare Stefano Pifferi
Paradossale il fatto che il primo full-length a nome Xabier Iriondo, il musicista italo-basco lo pubblichi proprio dopo aver fatto rientro tra le fila degli Afterhours, “ripudiati” moltissimi anni fa per proseguire un percorso che anche i meno attenti non potranno non aver seguito. Ancor più paradossale che questo “urlo stridente e prolungato” (ciò significa “irrintzi” in basco) sia il primo, effettivo album solista di Iriondo, visto un curriculum extralarge fatto di collaborazioni con praticamente tutta la crema del “rock” italiano. Artista e artigiano della musica (sue creazioni molti degli strumenti qui utilizzati e suo anche l’ormai ex SoundMetak), Iriondo espone in Irrintzi la propria weltanschauung (non solo) musicale. Ad ampio spettro per quel che riguarda l’aspetto sonoro, data la capacità di riassumere e rielaborare molti degli ambiti toccati nella sua lunga carriera: noise, avant-rock, rock, sperimentazione, avanguardia, psych, folk ecc si alternano e fondono gli uni negli altri con una naturalezza tanto semplice quanto spiazzante. C’è però una forte componente ideologica in Irrintzi. Una spinta, uno slancio che si fa rivendicazione e che si manifesta apertamente in alcuni casi – le tracce più “politicamente” schierate come Gernika Eta Bermeo, Itziar En Semea o Preferirei Piuttosto Gente Per Bene Gente Per Male – o, in altri, celandosi sotto le mentite spoglie di un recupero della tradizione – popolare, personale, ancestrale, universale – che per un artista votato alla rottura quale è Iriondo è una ulteriore dimostrazione di apertura e profondità. Quattro originali e cinque (sei a dirla tutta, come vedremo) cover incastonate in un bellissimo doppio vinilico particolare e ricercato (ad ognuno dei due lati incisi corrisponde uno serigrafato, nella co-produzione targata Phonometak, Wallace, Brigadisco, Long Song et alii) che stanno lì a dimostrare l’ampiezza dei confini culturali e musicali del nostro. Sul primo disco, la struggente Elektraren Aurreskua (omaggio folk-noise alle proprie lontane origini) trova il contraltare nell’ultranoise in overdrive della title track, mentre l’apporto di Gianni Mimmo e Paolo Tofani impreziosisce la ossessiva “world music” fluttuante e totalizzante di Il Cielo Sfondato. Gernika Eta Bermeo conclude il primo disco col racconto del testimone oculare Karmel Iriondo, padre di Xabier, della strage di Guernica. Primo pezzo apertamente politico e devastante nella stridente collisione tra il ruvido mahai metak del figlio e la narrazione della tragica testimonianza, lo definiremmo una bomba se l’espressione non fosse così fuori luogo. È, però, il secondo disco ad offrire le sorprese maggiori, con Iriondo intento a trasfigurare Springsteen (l’accorata Reason To Believe diviene col cantato di Paolo Saporiti un Suicide blues), Motorhead (l’assalto a pugni in faccia di The Hammer con l’aiuto degli oVo), l’accoppiata insolita e spiazzante Francesco Curra’/Lucio Battisti nel medley di lucida follia decostruzionista Preferirei Piuttosto Gente Per Bene Gente Per Male (con la voce asincrona di Bertacchini e la batteria di Cristiano Calcagnile), l’inno antifranchista del duo Pantxo eta Peio Itziar En Semea, destrutturato e riconfezionato ad noiseam, e un Lennon minore, Cold Turkey, reso sensuale rock’n’roll in acido e luccichii dai 3/5 di Afterhours che lo supportano. Quaranta minuti dopo i quali non ce n’è più per nessuno, o quasi.
Sands Zine Etero Genio
Se ne parlava da tempo e finalmente il disco d'esordio di Xabier Iriondo arriva fra le nostre mani. L’impatto visivo è prorompente: un doppio LP con vinili incisi su un solo lato e graffiti nell’altro. Come nell’era aurea di questo supporto. All’ascolto, invece, di primo acchito il disco ha un aspetto piuttosto scompigliato, come di persona che al mattino s’è dimenticata da pettinarsi. Un’onda marina che, invece di frangersi su un’unica scogliera, finisce per perdersi fra radici basche e sporcizia rock, toccando anche la tradizione cantautorale italiana nell’incredibile medley fra l’esponente più misconosciuto (Francesco Currà) e quello più popolare (Lucio Battisti) di tale génia. Ma se poi pensi che anche “Trout Mask Replica” dovette apparire ai suoi contemporanei altrettanto scompigliato, ecco quella che parrebbe la dimenticanza di una mente appannata dagli ultimi rimasugli di sonno assumere le fattezze di una scelta lucida e ragionata… e l’approccio all’ascolto cambia radicalmente. “Irrintzi” è disco della memoria: remota (il folk basco, la strage di Guernika narrata dal padre – e non è un caso se per i bombardamenti venne scelta una città basca e non una città spagnola, la lotta contro il franchismo, la presenza del chitarrista degli Area…) e recente (le cover di Lennon, Lemmy, Springsteen, Battisti… oltre alla presenza di molti dei musicisti che in passato hanno condiviso sul palco o su disco la carriera di Iriondo). I brani originali sono di grande spessore e così l’interpretazione delle cover, sia quando vengono miracolosamente stravolte (l’elettrificazione di Reason To Believe) sia quando, com’è il caso di Cold Turkey, il rifacimento è sostanzialmente filologico. Ci sono dei dischi, o dei brani musicali, che travalicano il loro contenuto musicale per essere qualcosa di più complesso, qualcosa che coinvolge la sfera personale dell’autore e la sua vita sociale, così come quella di migliaia di altre persone che, magari inconsapevolmente, finiscono con l’esservi rappresentate. Penso a roba come “Tommy”, “Never Mind The Bollock”, “John Lennon / Plastic Ono Band”, “Free Jazz”, 4’ 33”. Questa è la natura di “Irrintzi”. Maneggiatelo con cura, perché non si tratta semplicemente di un disco… dentro c’è tutta una vita, e anche qualcosa di più. Ps: aggiungo il commento sui singoli brani diramato da Iriondo, dal momento che è perfetto e mi sento inadeguato ad aggiungere alcunché, qualora lo facessi finirei con lo scimmiottarlo ricavando infine una brutta copia di quello che c’è scritto…. Elektraren Aurreskua Un omaggio alle mie origini basche, … alla musica tradizionale di Euzkadi attraverso il suono del txistu, del tum-tum e della alboka (suonati da Gaizka Sarrasola). L’ultimo addio/saluto (aurresku in lingua basca) di una piccola bimba al suo nonno. Irrintzi Un urlo stridente, sonoro e prolungato … di un solo fiato. Un segnale ancestrale ed al tempo stesso contemporaneo. Chitarre ricche di elettricità e sporcizia mettono a nudo un impianto elettrock primitivo e debordante al tempo stesso. Il cielo sfondato Una melodia semplice ed ossessiva suonata con uno strumento indiano guida il percorso di questo brano che è stato meravigliosamente valorizzato dai contributi di Gianni Mimmo, raffinato ed eccelso sassofonista, oltre che caro amico … e Paolo Tofani, storico chitarrista degli AREA ed infaticabile ricercatore e sperimentatore musicale. Gernika Eta Bermeo Mio padre, Karmel Iriondo Etxaburu, racconta quello che i suoi occhi di ragazzo/soldato hanno visto a Gernika nel 1937, il giorno dopo il primo bombardamento a tappeto della storia. Accompagno la sua voce con il Mahai Metak, un cordofono da me creato. Reason To Believe Reason to Believe è tratto da Nebraska (1982) di Bruce Springsteen. Questo è l’album che preferisco del cantante del New Jersey. Registrato con un 4 piste, una chitarra, un’armonica e la voce, in un momento di depressione e crisi esistenziale, racchiude l’anima essenziale e drammatica degli antieroi americani, all’interno della tradizione narrata da artisti quali Woody Guthrie. Paolo Saporiti ha cantato il brano rendendo precisamente il colore folk-blues di cui avevo bisogno per la mia versione ‘a la SUICIDE’ del brano in questione. Preferirei piuttosto Gente per bene gente per male Un medley tra un brano di Francesco Currà ed uno di Lucio Battisti. Preferirei Piuttosto è tratto dall’album “Rapsodia Meccanica” (1977) di Francesco Currà, poeta di fabbrica che alla fine degli anni settanta era fresatore all’Ansaldo. La sua musica è pressochè sconosciuta ai più ma il suo apporto in termini concreti e concettuali è stato enorme, … “Rapsodia Meccanica” è un episodio unico nel suo genere, nel quale confluiscono elementi di musica industriale, elettronica e contemporanea tenuti insieme da dei testi surreali e personalissimi. Gente per Bene Gente per Male è tratto dall’album “Il Mio Canto Libero” (1972) di Lucio Battisti. Ho sempre amato la musica di Battisti / Mogol ed ho pensato di utilizzare la seconda parte del brano in questione per completare il medley con Currà. Senza l’aiuto e la forte personalità di Roberto Bertacchini e Cristiano Calcagnile sarebbe stato impossibile portare a termine quest’operazione di melange tra due cantautori tanto diversi ed unici. The Hammer The Hammer è l’ultimo brano dell’album “Aces of Spades” (1980) dei Motörhead. Lemmy Kilmilster è una delle più grandi macchine da guerra del rock’n’roll, amo il suono del suo basso e la sua idea di brani semplici al fulmicotone. Una sintesi perfetta tra furore punk (espresso magistralmente dalla sua voce roca) ed energia metal. Lemmy ha sempre vissuto al limite degli eccessi con grande naturalezza e la sua musica esprime perfettamente la sua vita. Mi hanno accompagnato nella registrazione di questa cover Bruno Dorella e Stefania Pedretti … in arte OVO. Sono decisamente convinto che questa versione è riuscita grazie al loro contributo ed alla loro esperienza, maturata negli anni sui palchi, a suonare musiche ossessive, sature, distruttive ed oscure. Itziar En Semea Itziar En Semea (il figlio di Itziar) è un brano di musica basca folk tratto da un testo dello scrittore/politico Telesforo de Monzon. Suonato e cantato dal duo Pantxo eta Peio nel 1975 è diventato uno degli inni antifranchisti. Il brano racconta la vicenda di un prigioniero politico basco torturato dalla polizia e del suo incontro/colloquio in carcere con la madre. Il primo ricordo che ho di questo brano risale al 1978. Mio padre mi fece ascoltare in macchina una audiocassetta comprata ad un meeting di Herri Batasuna (il braccio politico dell’ETA). Tra i brani contenuti c’era anche Itziar En Semea ed il ritmo e la melodia mi colpirono immediatamente. La versione che ho fatto di questa canzone parte da un concetto semplice, destrutturare l’apparato strumentale melodico/armonico, mantenere la melodia originale del testo e circondarla di trame ritmiche/rumorose a bassa fedeltà. Cold Turkey Cold Turkey è il secondo singolo di John Lennon solista, un brano scomodo che parla della sua disintossicazione dall’eroina nel 1969. Ho sempre amato i brani di minor successo dei grandi artisti e questa canzone ebbe poca fortuna nelle classifiche americane ed inglesi. … tempo fa lessi che Lennon quando restituì alla Regina d’Inghilterra l’onoreficienza di MBE (membro dell’Impero Britannico) la accompagnò da un biglietto su cui c’era scritto «Le riconsegno questo MBE come protesta contro il coinvolgimento della Gran Bretagna nell'affare Nigeria-Biafra, contro il nostro sostegno all'America in Vietnam e contro il fatto che Cold Turkey stia perdendo posti in classifica. Con affetto, John Lennon». Ho sempre ammirato l’ironia dell’ex Beatles, il suo modo di affrontare temi delicati e spinosi ed allo stesso tempo smarcarsi da tutto e da tutti. E comunque il riff di Cold Turkey, ancora oggi (a 43 anni dalla sua creazione) è così essenziale, primitivo ed efficace … rock’n’roll puro! Ho pensato di farmi accompagnare in questa registrazione da alcuni amici che di rock’n’roll ne sanno qualcosa. Manuel, Giorgio e Roberto sono riusciti a catturarne lo spirito essenziale interpretando a meraviglia l’incedere ossessivo del brano, donandogli freschezza ed energia.
Blow Up Bizarre
Dopo oltre vent’anni di carriera e collaborazioni con chiunque abbia avuto un minimo credito nell’underground italiano, pare incredibile che questo sia il primo disco solista di Xabier Iriondo. Un disco che mobilita una cordata mai vista di etichette in associazione e che intende farsi ricordare a partire dal formato, 2 vinili incisi su una faccia sola con serigrafia originale sull’altra. E la musica, direte voi. Beh, la musica non può che essere di qualità, conoscendo il curriculum, la sensibilità e la bravura di Iriondo; e potremmo azzardare che “Irrintzi” (parola che nei Paesi Baschi, terra in cui il Nostro ha origini anagrafiche, significa grosso modo ‘urlo stridente e prolungato’) sia in qualche modo una summa degli stili percorsi da Xabier nella sua articolata carriera. Il primo vinile, composto da 4 inediti, è quasi perfetto: l’apertura di Elektraren Aurreskua è un inizio straordinario, flauto world, corde dissonanti e cori, probabilmente un riferimento alla tradizione basca, con un risultato complessivo che potrebbe far pensare ai Traffic di “Mr Fantasy” in versione etno. Si cambia subito dopo con la title track, lunga iterazione elettronica che fa pensare alle frequentazioni kraute dei Can e che poi ha una deriva rumorista. Ancora più originale, e certamente uno dei vertici del disco, è Il cielo sfondato, riff acustico sognante e un bellissimo, schizofrenico solo di chitarra. L’unico brano originale non altrettanto incisivo, poiché troppo poggiato su un lungo monologo recitato in spagnolo, è Gernika eta Bermeo, anche se va detto che la base è piuttosto interessante. Il secondo disco è forse la vera sorpresa, in quanto consta di 5 cover assolutamente eterogenee, l’unica delle quali tutto sommato poco sorprendente e nella norma è la lennoniana Cold Turkey, che chiude l’album. Sulle altre canzoni invece lo stravolgimento è notevole. La prima è Reason To Believe di Bruce Springsteen e affascina senza condizioni: diventa un rock spoglio e ipnotico che potrebbe richiamare i Primal Scream su una dorsale elettronica. Ci sono poi due pezzi violenti: se l’hard core stoogesiano di The Hammer dei Motörhead è comprensibile (ma quanto spacca!), l’electro in giapponese (?) in puro stile Boredoms di Itziar en Semea, che pare campionare Aphex Twin, rivoluziona totalmente una canzone che appartiene al repertorio della musica popolare. Il pezzo forte però è senza dubbio Preferirei piuttosto gente per ben gente per male, che miscela un testo di Francesco Currà con Gente per ben gente per male di Lucio Battisti; il testo, una filippica di lucida follia, un crescendo surreale su una base musicale volutamente poco appariscente, è memorabile. Nel complesso abbiamo qui un disco di positiva sconnessione e deliberata libertà stilistica. Forte delle sue imperfezioni, pare costituzionalmente destinato a rimanere un gioiello ad appannaggio di pochi. Ma se avrete la fortuna di scoprirlo, potrete innamorarvene perdutamente.