Il Tempo … Tra le nostre mani, scoppia!

Mercoledì, 1 Aprile, 2009
CD
37 tracks
Wallace Records, Phonometak Labs, Long Song Records

Recensioni

Music on Tnt Loris Gualdi
Eccoci a parlare nuovamente di una delle cento vite parallele di Xabier Iriondo, questa volta divisa con Roberto Bertacchini, con il quale torna nuovamente a collaborare, per dare un naturale e essenziale seguito all’omonimo miniCD che chiudeva la wallaceMailSeries di qualche anno addietro. Dal disco intitolato ““Il tempo nelle nostre mani, scoppiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa” sgorga naturale e genuina una detonante miscellanea di avant-blues e rock destrutturato in 12 tracce intense e curate nel loro sviluppo sonico. A duettare con l’improvvisazione radicale dell’artista milanese e i suoi strumenti balzani, questa volta è la contratta e frammentata batteria dei Sinistri/Starfuckers. Il risultato è quello di un ensamble di sonorità percosse con nerbo, come in “Scoppia”, tra imprò e ritorni industriali alquanto interessanti. La voce è viva e disorientante quanto quella dei primi CSI, una sorta di musicalità pre-P di intensità nichilistica-assolutista. Batteria, chitarre e campionamenti si uniscono all’uso sapiente di inusuali e orientaleggianti strumentazioni, che fungono da viatico per le lande desolate e nereggianti di brani come “Arcipelago” e “La verità”. Non tutto però sembra uscire in maniera così fluida come la convincente ”Tra le nostre mani”; infatti episodi come “Tempo” sembrano appartenere ad un passatista dejavù, in cui la voce, utilizzata come aggiunta strumentazione, rimanda alle classiche metafore noise, annebbiato da un uso di piatti poco sicuro e da riverberi tediosi sul lungo tratto. La retta via viene però riconquistata immediatamente con “Tuamare”, composizione dogmatica e cupa, che sembra collocarsi tra il black del Burzum di Filosofem e gli sviluppi reverse di Mark Linkous. Ma come direbbe qualcuno…con Iriondo…comunque vada, sarà un successo!
Il Tirreno Guido Siliotto
Quando, tempo fa, uscì il mini-cd firmato The Shipwreck Bag Show, non ci furono dubbi che si trattasse di una delle migliori uscite di Wallace Mail Series. Un disco che metteva insieme le anime inquiete di Xabier Iriondo e Roberto Bertacchini, il primo creativissimo agitatore dell'underground italico, perso tra mille progetti, e il secondo anima ritmica di Starfuckers / Sinistri. Un binomio dal quale potevano venir fuori solo meraviglie. E, infatti, rieccoli con questo “Il tempo... tra le nostre mani, scoppiaaaaaaaaa!”, finalmente album sulla lunga distanza e, finalmente, prova in cui il duo si confronta con la forma-canzone. Naturalmente, con una prospettiva tutta personale. Iriondo, che già con l'altro progetto Polvere s'è messo in testa di indagare sulle radici del blues, qui affronta la sfida da una nuova prospettiva. Sebbene sia sempre musica evocativa, stavolta il ritmo è protagonista. Del resto, non poteva essere altrimenti, giacché gli strumenti obsoleti di Xabier e le sue rifiniture elettroniche sono qui assecondate dall'inconfondibile incedere zoppicante dei tamburi percossi dal Bertacchini. Un'idea intrigante e un'intesa perfetta, un disco a fuoco e bellissimo.
L'Isola che non c'era Simone Fratti
The Shipwreck Bag Show nasce dalla congiunzione di Xabier Iriondo, polistrumentista e sperimentatore/guru della scena avant italiana e Roberto Bertacchini, batterista carismatico fondatore di gruppi eclettici e geniali come Sinistri e Starfuckers. Il tempo... tra le nostre mani, scoppiaaaaaaaaaaaaaaaaa! è il titolo di questo loro nuovo disco, un insieme di canzoni destrutturate, blues primitivi, noises polverosi e poesia. Ciò che subito sorprende è l'eccezionale empatia che i due musicisti riescono ad avere. Iriondo intreccia chitarre distorte ed elettroniche lo-fi su cesellate ritmiche schizofreniche e zoppe di Bettacchi questa volta anche cantante. La voce nei brani degli The Shipwreck Bag Show ha un ruolo fondamentale. Essa appare sentenziare verità e preghiere sotto un letto di disturbi e tempeste sempre ben calcolate e bilanciate con armonia. Qui nulla viene dato al caso, la sensazione è che questo sia un disco molto concettuale che narra di pirati solitari, naufragi, fantasmi e isole deserte – non a caso i due dichiarano: “Siamo naufraghi nell’oceano del pop, rifugiati su di un’isola fuori dal tempo, il nostro bagaglio è una semplice borsa, colma di legno, metallo e circuiti stampati”. I brani migliori si incarnano nella umoristica Arcipelago dove la formula The Shipwreck Bag Show appare chiara e definita senza sbavature o forzature, nella distorta Captain L.S. Edward e nella instabile e geniale The F. Wheeler shipwreeck. Le tracce scorrono senza particolare frenate improvvise anche se, a volte, alcuni pattern sembrano ripetersi e ripetersi, forse, una volta di troppo. E' evidente che i due naufraghi Iriondo e Bartacchini abbiano solcato in lungo e in largo mari impetuosi e desolati, ma la loro sete di esplorare terre lontane e dimenticate non si è placata nemmeno con questo (ottimo) lavoro.