In attesa nel labirinto

Giovedì, 1 Aprile, 2004
CD
7 tracks
Wallace Records

Tasaday - Rinascita degli dei by xabier iriondo

Recensioni

02 Federico Gennari
La notizia di un live dei Tasaday mi è arrivata inaspettatamente tramite il tam tam degli appassionati di musica industriale, un evento assai raro che non mi sarei concesso di perdere e che ho tentato di pubblicizzare al massimo. Ciò nonostante, una volta arrivato sul posto, il pubblico di una quarantina di persone è composto essenzialmente dai giovani del luogo che aspettano il gruppo successivo (i Velma, di cui parlerò dopo), da anziani che si godono il fresco sulle sedie antistanti il palco (molto spazioso e ben corredato anche tecnicamente!), oppure famigliole con bambini che discutono amabilmente, a cui ci aggiungiamo noi, io ed il mio compagno di viaggio, gli unici che sanno qualcosa di chi suonerà stasera (in realtà qualcun altro arriverà però a concerto finito). I Tasaday sono in effetti uno dei più longevi ed importanti gruppi alternativi/industriali italiani, che hanno scritto un capitolo importante nella musica sperimentale. Insomma, gente che suona da più di 20 anni per il proprio piacere e per i pochi ma strenui appassionati non solo di musica ma dell’intero concetto su cui ruota tutta la produzione di questo gruppo. Il disagio moderno e la frustrazione di essere incompatibili con un mondo in cui proprio non si riesce a trovare posto, un’affinità con le società primitive – affinità ben lungi dall’essere vista come soluzione – un identificarsi nella ritualità di popoli “primitivi”, spesso contaminati dalla cosiddetta “civilizzazione” occidentale. Nonostante gli anni passino per tutti, mi sono ritrovato di fronte alla formazione originale al completo – o quasi – per un organico di ben 7 membri più il fonico! E mentre per molti il tempo che scorre è sinonimo di “ammorbidimento” del suono, per i Tasaday sul palco questo non vale: gli otto sono tutti pronti e determinati sul palco, tra chitarre (di cui una suonata orizzontalmente con archetto da violino), tromba, basso, due portatili, un vecchio korg, distorsori, per produrre un’esplosione che non si sa sia noise rock, no wave scomposta, free jazz industriale o altro. Ovvero un suono scomposto e del tutto imprevedibile, una non-melodia che non è semplice confusione, ma un alternarsi di strumenti e di accordi intonati, a volte un litigare tra gli stessi, un urlare scomposto di chitarra o momenti più propriamente ritmici e ortodossi, un cantato sporadico a volte simile al recitato, con notevole sforzo di coerenza, coordinato, e non qualcosa di casuale ed atonale. Il concerto dura poco più di un’ora e sembra essere pensato come una vera e propria unica lunga suite, con pochissimi attimi di stacco, intervallati da suoni elettronici campionati come intro e outro senza dare spazio a vere e proprie pause. Nell’ultimo pezzo ci si accorge che piano piano gli artisti stano lasciando il palco uno dopo l’altro, lasciando alla tromba e basso il commiato, poi solo al basso, e quindi al solo silenzio, che diventa un vero artificio dopo l’incessante muro di suoni e di incastri di musica/anti musica. Difficile dunque poter fare una descrizione vera e propria se non che con il senno di poi, dopo aver ascoltato l’ultimo lavoro (chiamato “In attesa, nel labirinto”), posso dire che sono molto più fisici, molto più”rock” - dove in studio sono decisamente molti più vicini alla musica d’ambiente e anche alla musica industriale - dando un impatto fortissimo che è un catalizzatore di idee e sentimenti di frustrazione che sono alla base dei testi (pochi a dire il vero, in quanto usano più degli scritti e citazioni alla filosofia esistenzialista) e ai concetti dei Tasaday.
Sans Tambour ni Trompette Erwan
Elle est étrange cette musique italienne. Ces TASADAY n'en sont pas à leurs premières aventures musicales : un premier disque sorti en 1984 et leur 8ième cette année chez WALLACE. L'italien est inspiré par l'expérimentation en général, à base d'électronique, d'une humeur généralement indus, mais qui vire souvent de bord, tanguant ici vers le free jazz ou là vers du rock sans fioriture. "Rinascita degli dei", chantée en allemand, sonne comme un hommage à EINSTURZENDE NEUBAUTEN (l'un des groupes certainement les plus importants pour eux), ce titre aurait d'ailleurs très bien pu figurer sur l'album "tabula rasa" de la troupe à BARGELD. TASADAY aime les atmosphères gluantes qui sentent l'usine, les climats humides au fer déjà bien entamé par la rouille, il aime cet air froid qui rappe le fond du nez et ces ambiances noires qui l'attirent comme le vide. C'est de cette facon que TASADAY se cherche. Activiste de toujours, lucide comme jamais, TASADAY sait ce qu'il lui faut pour guérir son mal de bide, il sait qu'il faut aimer les déviances, qu'il faut mélanger les genres pour s'échapper encore plus. Depuis 20 ans, on se cherche et on sait délibérément qu'on ne se trouvera pas. Saxo, batterie, ordinateur, basse, chant, guitares et des tonnes de bruits jetés en pature... Ouai.
Guts of Darkness
Autre pointure à rejoindre le label Wallace, les expérimentateurs de Tasaday, sans doute la formation d'avant-garde la plus importante encore aujourd'hui en activité en Italie, délivre son essai le moins déroutant pour le compte de cette jeune infrastructure indépendante, là où on aurait précisément pu s'attendre à l'émergence d'un propos plus radical. Au bout du compte, ce n'est pas plus mal ; "In Attesa, Nel Labirinto", en guise de récompense pour Wallace Records qui a pris le risque de rééditer toute une partie de leur catalogue, jouit au final d'une parfaite homogéneité dans l'architecture sonore de l'oeuvre érigée ici par le collectif. On pense encore aux Swans, et bien sûr à Einsturzende Neubauten, l'emploi de l'allemand sur certaines plages du disque renforçant d'avantage cette impression. Chaque son, enregistré ou généré par l'amplification des instruments, devient autant de pistes à suivre, de territoires de l'ombre à explorer pour en extraire l'infime portion maléfique qui, derrière toutes choses, couve dans le silence. La musique de Tasaday est malade. Elle symptomatise un malaise incurable. Un mal-être. Une nausée. Le bruit d'un corridor froid d'une usine désaffectée, les hurlements d'un porc qu'on égorge, le grincement insupportable d'objets que l'on tort dans tous les sens, tout est prétexte à rendre le périple aussi dérangeant que possible. Mais comme je le disais, le propos de Tasaday sur sa nouvelle livraison a l'air bien sage au regard de ce qu'ils ont déjà été capable de nous livrer de par le passé. Le post rock, une fois encore, a du passer par là, emportant au passage la fougue iconoclaste qui les habitait. Indus par l'esprit, déconstructivistes de raisons, bidouilleurs de première ordre, mais plus que probablement empêcheurs de tourner en rond avant toutes choses, les inquiétants et aliénants Tasaday feront le bonheur de ceux pour qui partager avec d'énormes blattes une pièce de quatre mètres carré aux murs vert sale dégoulinant d'humidité représente un absolu, un coin de paradis.