?Alos & Xabier iriondo

Sabato, 1 Ottobre, 2011
7"
3 tracks
Bar La Muerte, Tarzan Records

?Alos/Xabier Iriondo - The Storm by xabier iriondo

Recensioni

Rumore Vittore Baroni
C'La vocalist di OvO e Allun Stefania Pedretti (alias ?alos) incontra l'eclettico Xabier Iriondo (Afterhours, Noguru, etc) in tre brevi brani col fascino e l'urgenza di tracce direttamente improvvisate in studio da artisti con tutte le carte in regola per destreggiarsi in simili frangenti. Ululati licantropici e singulti acustici weird-folk al "monocordo" e al banjolino (ibrido di banjo e mandolino) nel primo lato; elettriche scariche di melobar (una chitarra lap steel modificata) accompagnate da salmodianti malefici sul retro, per un singolo fulminante e "metereopatico".
Comunicazione Interna Alessandro Mastrocola
A chi pensava che la strada creativa legata alla ricerca sonora dell’artista Xabier IRIONDO, fosse stata smarrita, o quantomeno in parte accantonata, lasciandosi alle spalle progetti sperimentali e collaborazioni tra le più interessanti che il panorama musicale non solo Italiano abbia prodotte negli ultimi anni, tra le quali A SHORT APNEA con Fabio MAGISTRALI E Paolo Cantù, o il gruppo SIX MINUTE WAR MADNESS, il duo POLVERE con Mattia COLETTI, UNCODE DUELLO sempre con Paolo Cantù, preferendo una visibilità, legata a percorsi di matrice più rock, su tracce degli esordi, sancendo il ritorno dal vivo con Afterhours, o sposare le cause degli amici Karma o No Guru nuovo percorso di parte di alcuni elementi ex ritmo tribale, ebbene deve ricredersi ascoltando queste tracce dal contenuto estemporaneo e di ottima vena ispirata nell’improvvisazione, dove si cimenta in un’incontro dal risultato naturale e molto interessante con l’espressione vocale di Stefania PEDRETTI in arte ?ALOS protagonista con Bruno DORELLA del percorso OvO, o fondatrice del progetto ALLUN risalente all’esordio nel 1999. Dopo performance dal vivo ecco la registrazione di tre tracce, che prende forma materiale su un 7” marcato Bar la muerte e Tarzan Records, di durata come può far intendere il formato breve ma intensamente chiara nel risultato, basti ascoltare “The Clouds” dove l’intesa manipolazione di strumenti a corde e cassa armonica di originale costruzione dall’inequivocabile personalità di uso dello stesso IRIONDO fa da tappeto e sfondo ad una ?Alos alle prese nell’espressione di quella che potrebbe essere una filastrocca inquiete, di vero effetto. “The Rain” con inizio richiamante genere classico da camera sperimentale incentrato su rumoristica e dal turbinio acustico tra grida e sussurrato. L’atmosfera si fa delirante in “the storm” esplosivamente elettrica e distorta chiude un racconto valido senza mezze misure perfetta nella durata, per uno spaccato visionario legato ad hoc ad una realtà attuale in bilico su condizioni di vita quotidiane spesso esasperate da una frenesia inconcludente.
Shiver Beatrice Pagni
Metti una sera al Cabaret Voltaire. Sì, proprio quello di Zurigo, fondata da quel matto di Hugo Ball con un gruppo di artisti tedeschi, matti anche loro. Al Cabaret si tenevano mostre d’arte russa e francese, danze, letture poetiche, esecuzioni di musiche africane. Spettacoli provocatori e dissacranti che si trasformavano in autentici “eventi” culturali. Il non-sense, che la faceva da padrone, secondo Tzara, Arp, Huelsenbeck e i loro amici francesi, tedeschi e americani, è l’unica riposta possibile alla follia collettiva. Ecco, immaginiamo oggi il Cabaret Voltaire: un pandemonio generale, urla, risate, qualche bicchiere rotto, i gesti sconnessi dei presenti e sul palco troviamo un duo. Stranissimo, intrigante. Lei è Stefania Pedretti in arte ?ALOS protagonista con Bruno Dorella del percorso OvO, e fondatrice del progetto ALLUN e lui Xabier Iriondo, l’acido chitarrista degli Afterhours nonché manipolatore sonoro di progetti come Uncode Duello, A Short Apnea e NoGuRu. Un duo che esplode: ?Alos canta, declama, urla e si dimena, Iriondo si destreggia con un banjo impestato e chitarrone lap steel e poi percussioni tribali, suoni ipnotici, ululati bestiali, cigolii antichi. Uno spettacolo tetro e viscerale, dove la paura di una sonorità sconosciuta si compensa con una sensazione di assoluta e primitiva libertà. Con ?Alos e Iriondo si può tutto: sono avanguardisti in un certo senso, esibiscono un’arte caotica e brutale che al primo ascolto spaventa (forse anche al secondo!) ma che riesce a creare un filo diretto con l’ascoltatore, uno schiaffo di sonorità cadenzate, lente e sinistre. Dicevamo il Cabaret Voltaire: l’esibizione sarà breve, repentina, tre tracce, un climax ascendente che parte da un cielo plumbeo e si trasforma in tempesta devastante. Sono solo otto minuti, un vecchio 45 giri (o un 7’’ come lo chiamerebbero gli amanti) e il rito si è compiuto. La fattucchiera ?Alos sembra quasi raccontarci una filastrocca dell’orrore, posseduta dalla forza primigenia del caos (“The Clouds”); sussurra e grida come la migliore Nina Hagen avrebbe fatto. A seguire un dramma soffiato (“The Rain”) in cui le percussioni si fanno ancora più primordiali; qualcuno bussa violentemente alla porta e ad aprirla troviamo un Iriondo nel ruolo di marcio scorticatore di corde. Sono due poesie rauche, rotte, i suoni si fanno spezzati, le porte iniziano a sbattere. È il preludio alla tempesta (“The Storm”, il brano finale): l’elettricità non ci darà scampo, una vecchia farneticante sembra cacciar fuori rospi da una gola che brucia, e le mani di Iriondo divengono artigli ferrati su una chitarra vibrante e distorta. Il Cabaret Voltaire è stato messo a soqquadro e il pubblico, in preda al delirio, trova la forza di alzarsi e rinascere dopo un temporale sonoro mai così violento. Si intravede fra gli spettatori un emozionato Blixa Bargeld che forse vorrebbe prendere con sé questi due matti e tornare a suonare tubi e lamiere. Avanguardia, anarchia e sperimentazione si sono qui ritrovate, un po’ di gusto dada a condire il tutto e ne esce un disco che è una pittura rupestre, piccola, arrabbiatissima. Siete stati avvertiti: attenti agli sciamani quando fuori imperversa la bufera!